I truffatori di mieli

Lʼeditoriale Herald on Sunday: i truffatori di mieli

Forse nessun prodotto riuscirebbe ad incorniciare la Nuova Zelanda come un paese dai cibi puri e naturali come il miele di manuka. Le api che si nutrono del polline dei fiori di manuka della Nuova Zelanda sono responsabili di un prodotto naturale riconosciuto per le preziose qualità. Con gli apprezzamenti del noto campione di tennis Novak Djokovic e la cantante Katherine Jenkins, il miele di manuka ha sviluppato un fatturato annuo di $120 milioni di dollari. Gli importatori e consumatori di questo miele sono disposti a pagare grandi somme per le sue proprietà antibatteriche, la sua rarità, e per la buona reputazione del paese. Questo prezzo, però, non può più essere giustificato se di mezzo si presentano casi e problematiche che vanno ad ostacolare lʼefficacia e lʼintegrità del prodotto.
Secondo le dichiarazioni rilasciate dal quotidiano Herald on Sunday, la Britain Food Standard Agency ha lanciato un allarme alle autorità locali per eseguire una supervisione sui mieli di manuka che dichiarano nelle etichette diciture false, illegali e fuorvianti. Si tratta di mieli che non presentano nessuna attività non-perossido che rende il miele di manuka così prezioso. Questo è quanto è stato confermato dai test eseguiti presso i laboratori nel Regno Unito che hanno dichiarato che il miele di 12 produttori nuovo zelandesi non hanno nessuna attività antibatterica tipica del miele di manuka.
Le prove sono molto evidenti. I consumatori devono fidarsi delle diciture e ingredienti riportati nelle etichette e delle proprietà e benefici che il prodotto dichiara di possedere. La stessa cosa vale per il marketing e il come vengono pubblicizzati determinati prodotti che guidano i consumatori verso determinate direzioni.

In maniera più generica, lʼinfamia associata a tali diciture è una minaccia alla reputazione di tutta la nazione. Ci sono chiare questioni parallele con lʼallarme lanciato dalla Fonterra per la formula per neonati. I problemi che ci sono stati con il miele di manuka riguardano lʼautenticità, la sicurezza, ma entrambi i settori hanno influito sulla nazione. Il problemi di Fonterra in Cina potrebbe derivare da altre cause a differenza dei mieli, ma nella mente dei consumatori cʼè una stretta correlazione tra i due casi.

La situazione è ancora più complicata per lʼente la “Unique Factor Manuka Honey Association” che ha cercato di evitare a tutti i costi questo scenario. Lʼassociazione segue lʼetichettatura dei prodotti con un numero che identifica lʼUMF, un segno di qualità che rappresenta il livello dellʼattività non-perossido. Ma alcuni produttori etichettano i loro barattoli con numeri “segreti” per indicare “lʼattività antibatterica” contenuta nei loro mieli. Sono pronti a mettere a rischio le prospettive a lungo termine del settore.

Adesso, i test eseguiti da laboratori nel Regno Unito, Cina e Singapore hanno identificato le false diciture presenti nelle etichette. Nel Regno Unito i consumatori saranno più diffidenti nei confronti dei mieli di manuka che presenteranno etichette poco chiare e con informazioni vaghe, senza per questo puntare il dito contro gli operatori del settore e macchiarne la reputazione. Coloro che hanno creato queste etichette dovranno

abbandonare questo gioco sporco, permettendo così al settore di riacquisire la fiducia perduta e lʼintegrità.
Sostegni a tale iniziativa arriveranno da un ente di promozione, un altro ente regolatore assicurerà la corretta etichettatura dei prodotti. Lo scopo principale è sempre stato quello di ricevere fiducia da parte dei consumatori allʼestero. Adesso, più di prima, gli stessi chiedono garanzia.