Il Paese del latte cattivo e del finto miele

La Britain Food Standard Agency ha lanciato un allarme contro dichiarazioni false ed illegali contenute nelle etichette di mieli di manuka.

Il miele di manuka della Nuova Zelanda vende a prezzi 10 e 20 volte più alti rispetto ad altri tipi di miele per lʼattività antibatterica e le proprietà contenute con un fatturato di oltre 120 milioni di dollari lʼanno per le vendite allʼestero, ed è apprezzato da artisti di grande calibro come la diva Katherine Jenkins e dalla cantante statunitense Britney Spears. Il campione di tennis Novak Djokovic afferma di mangiare cucchiate di miele a bordo campo tra le serie.

I rivenditori del Regno Unito hanno applicato delle etichette di sicurezza sui barattoli di miele di manuka per fermare quei taccheggiatori che possono rivendere prodotti di 250g fino a £35 ($70).
Dei laboratori molto affidabili del Regno Unito, della Cina e Singapore, attraverso alcuni test, hanno dichiarato che questi mieli in realtà non contenevano le proprietà dichiarate – alcuni mieli non erano addirittura di manuka – facendo scattare misure restrittive dalle autorità.
A ciò ha fatto seguito un ulteriore allarme contro il botulismo Fonterra presente in prodotti a base di latte esportati in varie parti del mondo e la convinzione da parte di una filiale della ditta Zespri di fatturare due volte le spedizioni di kiwi.
Le ditte che hanno commercializzato mieli con false etichette e diciture provengono dalla Nuova Zelanda, alcuni da altri paesi esteri. Addirittura, anche la più stimata ditta nuove zelandese di miele di manuka è stata sottoposta a rigidi controllo da parte delle autorità britanniche.
Un portavoce del Ministro per i Settori Primari Nathan Guy ha affermato che sarebbe una vera delusione se i prodotti della nuova zelanda non rispettassero gli standard obbligatori.
“Eʼ importante che il settore lavori con gli standard MPI e che giungano a standard sicuri per i consumatori”.
La ditta Comvita, una delle più importanti nella produzione di miele di manuka con un fatturato di $150 milioni, ha chiesto di poter mandar via tutte le persone irresponsabili dal settore.

Il direttore operativo Scott Coulter ha affermato che barattoli di miele di manuka etichettati con numeri e certificazioni senza senso erano creati per confondere i consumatori che si trattasse di UMF (Unique Manuka Factor) e con valori e proprietà reali analizzate. “ Basta mettere un numero su un qualsiasi barattolo di miele e viene macchiata la reputazione di Comvita”, ha affermato Coulter allʼHerald on Sunday. “Comprano un miele 20+ e pensano sia miele di manuka, lo mangiano ma senza riceverne i benefici, e questo va a danneggiare la reputazione del prodotto e dellʼintero settore.

John Rawcliffe, Presidente dellʼassociazione Unique Manuka Honey Factor, che rappresenta 38 marchi di mieli di manuka, ha riconosciuto il bisogno di prendere delle misure restrittive più severe.
“Cʼè unʼenorme truffa. Ci sono volumi sempre più grandi di mieli venduti come manuka ma che in realtà non lo sono”, ha affermato.
Nellʼottobre del 2011 lʼente FERA (Food and Environment Research Agency) ha analizzato una piccola campionatura di 5 tipologie di mieli di manuka presi da negozi. Solo uno della ditta Comvita rispettava gli standard di produzione. Gli altri 4 (dalle ditte Nelson Honey, Honeyco Rainforest, Littleover Apiaries e la Native New Zeland Manuka Honey) non presentavano lʼattività non-perossido, che è al centro dellʼattività antibatterica caratteristico del miele di manuka.
Il Direttore della ditta Nelson Honey, Philip Cropp, ha affermato che il suo miele ha superato test in Nuova Zelanda ma che test eseguiti in laboratori presso altre strutture in altri paesi non hanno avuto gli stessi risultati clinici. Ha inoltre promesso di non inserire più nelle etichette numeri per lʼidentificazione dellʼattività del miele in UMF.
La UMF Honey Association ha fatto eseguire ulteriori test dai laboratori clinici nel Regno Unito, Cina e Singapore negli ultimi 18 mesi. Dei 73 campioni di miele venduti da altre ditte, 41 non hanno dimostrato di contenere lʼattività non-perossido. Altri test eseguiti ad Hong Kong hanno individuato 14 mieli tra 55 sottoposti a test con tracce di sciroppi.
A seguito di questi test, la Food Standard Agency ha lanciato lʼallarme alle autorità locali del Regno Unito di verificare e monitorare ulteriori eventuali etichette non corrispondenti agli standard.
In Nuova Zelanda le api non stanno di certo aspettando che le autorità ripuliscano questo settore da queste truffe.
Lʼimprenditore Jeremy gardiner ha piantato 1500 alberi di manuka per assicurarsi che le api si nutrano esclusivamente del loro polline. Gli alveari verranno posti tra gli alberelli su un ettare di terreno del Maori. “Eʼ solo un test per il momento ma vogliamo vedere che livelli di UMF si possono raggiungere”, ha affermato Gardiner.
Nelle vicinanze di Cambridge, Moira Haddrell e suo marito hanno usato un elicottero per far cadere gli alveari dai cespugli di manuka; non appena i fiori iniziano a cadere, gli alveari vengono tolti e il miele raccolto.
“Parlando schiettamente, ci sono molte false diciture in giro, che stanno danneggiando lʼintero settore”, ha affermato Moira.
La UMF Honey Association spera di scovare tutti gli impostori allʼinterno del settore dei mieli di manuka.
“Se aiutiamo la scienza, il settore può crescere e rifiorire”, ha affermato Rawcliffe. “Se non lo facciamo, saremo più esposti a danni”.